sabato 9 dicembre 2017

LA SPOLIAZIONE IMMOBILIARE. STORIA DI UN’AZIENDA ALLA MERCÉ DELLE BANCHE, PUBBLICATA SUL GIORNALE DI VICENZA.

a cura dell'avv. Biagio Riccio

L’usura per la Procura di Vicenza, che si uniforma alle direttive della Banca di Italia, non c’è; per il tribunale civile è in corso un’ indagine, tanto che è stato nominato il Consulente tecnico di ufficio.

La storia di questo imprenditore, l’azienda Grassi Sas, è la dimostrazione di come vengono trattate le imprese.




1- Strozzata dalle banche è stata costretta a subire una spoliazione patrimoniale di tutti i suoi beni immobili.

2- Ha sottoscritto un concordato con continuità con i numeri della banca, ora sotto indagine per una consulenza tecnica ottenuta al Tribunale civile. Dunque tutte le ricchezze personali ed aziendali sono sotto ipoteca.

3- La banca ha estorto garanzie sproporzionate a quanto ha erogato.

4- Hanno fatto firmare un mutuo a Grassi Dino per ripianare esposizioni pregresse e per procurarsi garanzie che non avevano. I soldi Grassi non li ha visti e sono stati coattivamente utilizzati non per sue esigenze personali, ma per estinguere le pendenze dell’azienda. 

5- Anche le sue proprietà personali sono sotto ipoteca. 

Questa è la storia di come le banche “curano”( per modo di dire) le imprese: invece di incoraggiare il risparmio lo distruggono. Tutti sono numeri, non persone, non hanno una storia da rispettare, una dignità ed utilità sociale come prescrivono gli articoli 41 e 47 della Costituzione.

Grassi Dino è un gran signore ed ha un’azienda storica che costruisce, con marmi, statue fra le più belle e preziose d’Europa da oltre 150 anni.

Questo per le banche non conta.


Ma per noi si.

La sua storia giudiziaria, curata insieme ai colleghi Danilo Griffo e Biagio Narciso, è in questi due articoli pubblicati ieri ed oggi sul Giornale di Vicenza, con nostre dichiarazioni.

NANTO. La Cassazione ha respinto la richiesta del geometra Dino Grassi di riaprire il fascicolo su una vicenda bancaria di qualche anno fa

«Il cavatore non fu vittima di usura»
L'avv. Biagio Riccio: «Ma dalle nostre perizie c'è stato un superamento del tasso soglia»

Il debito bancario è di 1,2 milioni

Un'aula del tribunale di Vicenza

Ivano Tolettini Un braccio di ferro giudiziario con al centro il noto cavatore Dino Grassi di Nanto per la correttezza del calcolo degli interessi sui mutui accesi con la Banca del Centroveneto. È quello che si è concluso sul piano penale - il processo civile in pieno svolgimento - davanti alla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso che chiedeva la riapertura del fascicolo per usura bancaria, dopo che una prima indagine era stata archiviata dal tribunale per ricorso abusivo del credito. In entrambi i casi l'istituto di credito di Longare, presieduto da Flavio Stecca, sosteneva di avere agito correttamente e i supremi giudici gli hanno dato ragione.Il geometra Grassi, 80 anni, assistito dagli avvocati Biagio Riccio e Biagio Narciso, aveva presentato una querela e la Procura ha aperto un'inchiesta per usura bancaria contro ignoti. La battaglia è ruotata attorno al calcolo degli interessi per valutare se era stata superata la soglia per due mutui per 1,7 milioni e un conto corrente garantito da ipoteca per 350 mila euro. Per i consulenti di Grassi non c'erano dubbi che gli interessi fossero usurari, sommando la quota degli interessi corrispettivi e la quota di quelli moratori. Per la Procura berica, invece, che si è attenuta all'orientamento della Banca d'Italia, il superamento non era avvenuto e la Banca del Centroveneto si è comportata correttamente.Il contenzioso coinvolge la "Achille Grassi sas" del geometra Dino Grassi ammessa ancora nel maggio 2013 al concordato preventivo di continuità. «L'esposizione bancaria complessiva era di 2 milioni - analizza l'avv. Riccio -, e al mio cliente sono state chieste garanzie per importi notevolmente superiori. Dino Grassi ha prestato garanzie ipotecarie molto onerose su beni personali per ottenere quei mutui che si dicono di ripianamento. E che sono stati usati per far fronte ai debiti societari».La Seconda sezione della Suprema corte presieduta da Giovanni Diotallevi dice che la riapertura di un fascicolo archiviato dal tribunale può avvenire solo per violazione dei principi del contraddittorio, dunque sul piano della legittimità, perché nel merito la Cassazione non può intervenire. «Nell'archiviazione il gip - scrive il giudice relatore Sandra Recchione - dava atto di avere valutato gli argomenti proposti da Dino Grassi e concludeva per la necessità di archiviare un procedimento originato da una querela che veniva ritenuta pertinente a fatti già indagati in un procedimento che si era concluso con l'archiviazione». L'avv. Riccio, col quale collabora anche il collega Danilo Griffo, replica che «la battaglia per vedere affermata l'applicazione del tasso usurario da parte della banca proseguirà sul piano civile dove la causa è già stata avviata e dove ci auguriamo saranno considerati i principi enunciati dalla Cassazione per il superamento del tasso soglia». Per contro la Banca del Centroveneto di Costozza ha sempre replicato di avere rispettato la legge come il tribunale penale le ha dato atto. 






NANTO. La battaglia dell'imprenditore Grassi contro le richieste della Banca del Centroveneto

«Quei 350 mila euro utilizzati per ripianare i debiti aziendali»

L'avv. Riccio: «Era un credito erogato alla persona a fronte di altre garanzie e usato per fini diversi». L'istituto rivendica la sua correttezza

I marmi del ponte di Calatrava a Venezia forniti dalla "Achille Grassi"

Ivano Tolettini «Il geometra Dino Grassi piangeva all'idea di perdere la sua azienda perché è parte della sua vita, per questo la battaglia con la banca è per il riconoscimento del dovuto. Non quella spogliazione patrimoniale che nei fatti si è attuata e che contrastiamo sul piano giuridico». L'avvocato Biagio Riccio, che con i colleghi Biagio Narciso e Danilo Griffo tutela la "Achille Grassi sas in concordato preventivo di continuità" di Nanto, e quelli personali di Dino, 80 anni, noto imprenditore della pietra berica, è tranciante. L'impresario è affiancato nell'attività dal figlio Achille e dai familiari. «A fronte di un esposizione bancaria nominale di 1,8 milioni di euro, ridotta a 1,4 milioni nel dicembre di tre anni fa - prosegue il legale -, nel 2012 la Banca del Centroveneto ha imposto a Grassi la sottoscrizione di un ulteriore apertura di credito garantita da ipoteca per 350 mila euro». La crisi dell'immobiliare si era riflessa anche sulla "Achille Grassi sas" che era andata incontro a una drastica riduzione del fatturato e all'impossibilità di far fronte agli impegni con la banca presieduta da Flavio Stecca. Se da una parte l'imprenditore cercava di far fronte agli impegni ipotecando tutto ciò che era possibile per pagare i debiti, dall'altra la banca stretta nella morsa dei clienti che avevano sempre più difficoltà a onorare i mutui si era tutelata. Con Grassi facendogli sottoscrivere altre garanzie.«La circostanza a nostro avviso illegale, e che sarà oggetto di una querela per la quale ho già il mandato - aggiunge Riccio - è che quest'ultimo prestito è nullo per assenza o illiceità della causa, perché le somme mutuate anziché costituire un polmone finanziario per l'imprenditore sono state usate dalla banca per ripianare i debiti della società». Lui qui soldi non li ha visti.La questione è rilevante perché di recente la Corte d'Appello di Bologna è intervenuta su un caso analogo - di mezzo c'era però un fallimento e non un concordato - affermando che il mutuo usato dalla banca come ripianamento di debiti pregressi è soggetto a revocatoria.Le questioni sono tecniche, ma interessano da vicino le aziende, gli imprenditori e le stesse banche che hanno un ruolo decisivo nel sistema capitalistico. Di recente, lo si è scritto nell'edizione del Giornale di Vicenza di ieri, la Cassazione ha respinto il ricorso di Grassi contro l'archiviazione di un'inchiesta per usura bancaria. La Banca del Centroveneto è stata corretta sul piano penale. Resta aperta la questione civile e di quale tasso d'interesse sia stato praticato alla "Achille Grassi sas" con i due mutui da 1,8 milioni di euro, sulla quale si pronuncerà il perito del tribunale che a febbraio analizzerà. L'avv. Riccio preannuncia un nuovo fronte penale a tutela dei Grassi, i quali stanno gestendo la società dopo che il capannone di Castegnero del valore di 3 milioni di euro è stato rilevato da una "newco" con un contratto d'affitto d'azienda. «Quello che dev'essere chiaro - conclude l'avvocato - è che le banche devono avere il giusto dai debitori, non ciò che travalica la legge». Ma sul punto la "Centroveneto" ha sempre replicato di avere applicato tassi legali e non usurari. La parola decisiva spetterà al giudice. © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA