sabato 18 novembre 2017

SCAPPATE A GAMBE LEVATE DA QUESTE BANCHE!

Tanto rumore per nulla? Stando alle dichiarazioni tranquillizzanti dei protagonisti sembrerebbe di sì: i grandi azionisti di Carige – Malacalza e Volpi – abbiano formalizzato l’impegno a sottoscrivere l’aumento di capitale e i contrasti con le tre banche che assistono l’istituto ligure (Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank) sembrano in via di superamento, tanto che è prevista la costituzione del consorzio di garanzia entro il fine settimana. Se così fosse, il titolo Carige potrebbe essere riammesso a Piazza Affari già lunedì mattina e l’aumento di capitale da 560 milioni potrebbe partire nei giorni immediatamente successivi, non appena ricevuto il via libera Consob al prospetto informativo.
Promesse, sempre promesse. Ma è tutto vero? Leggete il seguito! 


Eppure SDL Centrostudi Aveva già stilato (grazie a una analisi di Economist) una classifica dei crediti deteriorari delle Banche Italiane. Verificate voi stessi... 


LE BANCHE ITALIANE CON PIÙ CREDITI DETERIORATI: LA CLASSIFICA DELLE SOFFERENZE IN ITALIA



Anche l’autorevole Economist è preoccupato per le sofferenze delle banche italiane e pubblicò  in copertina nel luglio 2016  un bus tricolore chiamato banca sull’orlo del precipizio. Il problema delle banche in Italia.


Sono i cosiddetti non performing loans in italiano crediti deteriorati ovvero denari prestati a clienti privati o aziende per i quali la riscossione è difficile.



ATTENZIONE: LA CLASSIFICA FU DA NOI PUBBLICATA NEL LUGLIO 2016 
VERIFICATE VOI STESSI QUANTO SIA VERA 

10 – Intesa San Paolo: dei 10, l’istituto torinese risulta il meno esposto, con una quota di Npl lordi pari al 16,5% (63 miliardi su un totale di 382,3).

9 – UBI: la quota dei crediti deteriorati lordi ammonta al 17,0% (15 miliardi su 90,8 totali).

8 – BPM: nel caso della Banca Popolare di Milano la percentuale di Npl lordi è pari al 17,5% (6 miliardi di crediti deteriorati lordi su 37,3 miliardi di crediti complessivi).

7 – BPER: la Banca Popolare dell’Emilia Romagna presenta una quota di crediti deteriorati lordi pari al 24,6% (12 miliardi su 50,2).

6 – Unicredit: la banca sistemica, che negli ultimi giorni ha trovato nella persona di Jean-Pierre Mustier il suo nuovo ad ed è chiamata ad un considerevole aumento di capitale, è esposta per 62 miliardi, con quota di Npl lordi pari al 24,9%.

5 – Banco Popolare: in questo caso la quota di Npl lordi è del 27,9% (25 miliardi su 89,7).

4 – Carige: la banca genovese ha una quota di Npl lordi pari al 28,5% (7 miliardi). Il cda di Carige ha recentemente dato il via libera all’approvazione di un piano industriale che punta a raggiungere 163 milioni di utile nel 2020.

3 – Veneto Banca: l’istituto Veneto, fallito l’aumento di capitale, è finito nelle mani del Fondo Atlante (ormai il primo polo bancario del Nord-Est, considerata anche l’operazione Pop. Vicenza). Ha una quota di Npl lordi del 29,0% (7 miliardi sui 25,7 complessivi).

2 – Popolare di Vicenza: per la banca vicentina la quota delle sofferenze ammonta al 31,6%. I crediti deteriorati lordi sono 9 miliardi su 29,2 complessivi.

1 – MPS: è la banca più esposta di tutte. Il governo italiano è alle prese con una dura trattativa con la Commissione europea per salvare l’istituto senese, che con una percentuale di Npl lordi pari al 34,8% (47 miliardi su 136,3) si colloca in cima alla classifica delle banche con più sofferenze.

Articolo tratto da Quotidiano Piemontese 

venerdì 17 novembre 2017

ALTRA BANCA A RISCHIO CRAC: CARIGE SOSPESA DALLE CONTRATTAZIONI DI PIAZZA AFFARI

SDL Centrostudi lo aveva già annunciato un anno fa (guardate la classifica delle banche a rischio che SDL aveva evidenziato a luglio 2016 dove Carige era al 4° posto di rischio). È notizia di poche ore fa oggi su tuti i giornali compreso il Sole 24 Ore che per il salvataggio di Banca Carige siano giorni e, forse, ore decisive. Si mette in gioco non solo il futuro della storica banca della liguria ma il caso della banca genovese potrebbe scatenare nei lavori della commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche. 



Quello che viene messo in gioco in questi giorni, dunque, è l'intero futuro del sistema delle banche medie italiane. Le ipotesi di miglioramento ventilate nei giorni scorsi, dunque, erano solo uno specchietto per allodole o comunque previsioni troppo ottimistiche per l'attuale mercato.

Se Carige dovesse finire in procedura di «resolution» per quello che riguarda le 2nuove" regole Ue, finora mai pienamente applicate né nel caso di Mps né delle due banche venete, anche gli aumenti di capitale pianificati o in arrivo da altre medie banche sarebbero a rischio. Riaprendo un allarme sulle banche e sul sistema Italia che ormai anche le agenzie di rating escludevano come visibile all’orizzonte.

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La soluzione del caso Carige dipenderà nelle prossime ore dalle scelte di una grande famiglia di imprenditori (i Malacalza, che hanno il 17-18% del capitale) e da tre grandi istituzioni finanziarie come Generali, Intesa e Unipol, esposte complessivamente per circa 60 milioni da convertire in bond o in equity.

Decideranno di sottoscrivere l’aumento? Dopo aver salvato con i fondi dei propri azionisti i risparmiatori di dieci banche (da Etruria in poi), gli investitori internazionali hanno diffidato le grandi banche italiane dalla dispersione di capitali per la tutela del sistema.

I valori in campo sono minimi in assoluto, e addirittura risibili per le tre grandi banche d’affari che si erano impegnate per il buon esito della garanzia. Ma dalle scelte di queste poche istituzioni dipende non solo il futuro di Carige ma di buona parte del sistema finanziario italiano.

giovedì 2 novembre 2017

BCE: ANCHE I CONTI IN BANCA SOTTO I 100MILA EURO NON SARANNO PIÙ PROTETTI

"Più bail-in per tutti": non è uno scherzo ma la proposta shock della Banca Centrale Europea che rischia di dare il via alla corsa agli sportelli delle banche.  I NOSTRI SOLDI IN BANCA NON SARANNO PIÙ SICURI.


I nostri conti bancari sotto 100.000 euro non sono più sicuri? Forse: ecco cosa c'è di vero Bail in, i conti correnti non saranno più protetti? Cosa nasconde lo spiazzante annuncio della Bce. 

Ad oggi sono totalmente garantite le somme depositate in un conto fino a 100.000 euro, che saranno integralmente restituite al titolare anche nel caso di fallimento della banca, ma in futuro potrebbe non essere più così. 

L'istituto di Francoforte avrebbe, infatti, emesso una proposta di mettere fine al sistema che garantisce le giacenze dei conti correnti bancari, almeno fino ad un importo massimo di 100 mila euro.

In questo documento si legge come la BCE propone di modificare la Direttiva sulle risoluzioni bancarie (BRRD) in modo che si possa sospendere anche il ritiro dei depositi protetti (i depositi retail fino a 100.000 euro) per salvare le banche dichiarate in fallimento “failing or likely to fail”.  La sospensione, da attivare solo in casi eccezionali, per non più di 5 giorni, e consentendo la possibilità di piccoli prelievi giornalieri. 

In sostanza, la Bce suggerisce di passare dai criteri estremamente rigidi attualmente in vigore a un sistema di deroghe discrezionali decise dall'autorità competente. 

Ma questo, di fatto, segnerebbe la fine della garanzia sui depositi in caso di fallimento di una banca o di attivazione della procedura di bail-in. Ora, è necessario fare presente che la BCE ha rilasciato il suo parere, ma che questo non è vincolante e né è detto che verrà mai messo in pratica. 

Purtroppo l'Europa propende sempre di più a un’interpretazione sempre meno favorevole al piccolo risparmio, dopo che i casi delle due banche venete e di MPS avevano segnalato una forte flessibilità di Bruxelles nell’applicazione della direttiva sul “bail-in”. 

Cosa fare dunque con i propri risparmi?

Senza garanzie sui conti bancari i risparmiatori dovrebbero scegliere meglio la loro banca, avendo cura di depositare il loro denaro negli istituti più sicuri, consapevoli che altrimenti rischierebbero di rimetterci di tasca propria. La conversione dei depositi in oro espone ai furti, e tenere i proprio depositi "fisici" in banca comporta comunque l'esborso di un canone annuo. La conseguenza più probabile sarebbe una nuova fuga dei capitali all’estero verso destinazioni-rifugio come la Svizzera. Lo scopo, in extrema ratio della proposta della Bce resta quella di spingere i risparmiatori, con l'invito a ridurre al massimo i rischi, ad una diversificazione dei loro investimenti, rimettendo se vogliamo in circolo nel sistema creditizio anche quei risparmi che giacciono nei conti correnti.