venerdì 4 novembre 2016

QUANTO È SICURO IL SISTEMA BANCARIO ITALIANO?

Recentemente è stato pubblicato uno studio relativo alla sicurezza e alla stabilità dei sistemi bancari di 138 Paesi in tutto il mondo a cura del World Economic Forum. La top ten dei paesi più sicuri dal punto di vista della stabilità bancaria è la seguente:
  1. Finlandia
  2. Sud Africa
  3. Canada
  4. Nuova Zelanda
  5. Australia
  6. Hong Kong
  7. Norvegia
  8. Singapore
  9. Cile
  10. Svezia
L’Italia nella classifica si trova in 106° posizione, dopo il Kazakstan e prima della Bulgaria. È stato analizzando anche la variazione della percezione di sicurezza fra il 2015 e il 2016, con un calo marcato, dovuto in parte agli scandali legati a MPS, Banca Etruria e al crack delle banche che ha portato numerosi risparmiatori alla rovina.


Come funziona il sistema bancario italiano?

Per rispondere a questa domanda, riportiamo quanto scrive Treccani sul suo sito: Il sistema bancario italiano è il risultato di una legislatura che fra le due guerre volle dare ordine all'attività creditizia, valendosi a lungo di forme di vigilanza strutturale anziché prudenziale. La crisi della banca mista, di credito ordinario e finanziario, assolutamente non disciplinata né quanto a rapporti di bilancio né quanto ad adeguatezza di mezzi propri, indusse il legislatore italiano degli anni trenta a disciplinare la specializzazione bancaria e a prendere atto che non sussisteva un sistema di istituti di credito finanziario o speciale. 

Questi ultimi ebbero vita con capitali pubblici o con capitali bancari, oppure come sezioni autonome di banche già esistenti. Da tali circostanze conseguirono: il rifiuto, come principio, della banca universale; la tendenza verso il gruppo bancario plurifunzionale, in cui gli istituti speciali operino in gran parte come enti di secondo grado; la conservazione di fatto di banche di tipo universale, ma con alta vocazione per l'esercizio del credito finanziario a vantaggio della pubblica amministrazione. 

Si determinò così un divieto, derogabile, all'entrata nel sistema, e la tendenza a confondere la stabilità del sistema con la lenta variazione strutturale del medesimo, che si muoveva in prevalenza in convoglio. 

A ciò si deve aggiungere l'impermeabilità di taluni assetti proprietari, in quanto il sistema bancario italiano si compone di: a) istituti di credito di diritto pubblico; b) casse di risparmio e monti di credito di prima categoria; c) banche di interesse nazionale; d) aziende ordinarie di credito; e) banche popolari cooperative; f) casse rurali e artigiane, pure cooperative. 

Le prime due categorie non prevedono la negoziabilità di quote del proprio patrimonio e limitano la possibilità di fusioni all'ambito della categoria. Solo di recente taluni istituti di credito di diritto pubblico e talune casse di risparmio hanno raccolto mezzi propri mediante l'emissione di quote di risparmio negoziabili, che però non attribuiscono peso nell'amministrazione dell'emittente. 

Si tratta, dunque, di aziende di credito destinate a crescere mediante autofinanziamento finalizzato all'adeguamento patrimoniale, salvo interventi straordinari a carico di bilanci pubblici.Le banche di interesse nazionale, derivanti dai salvataggi operati dall'IRI all'inizio degli anni trenta, sono anch'esse istituzioni a controllo pubblico, che però possono raccogliere capitali privati di minoranza. 

Se ben si osserva, nella logica del sistema giuridico ed economico le tre categorie indicate restano 'impermeabili' a un possibile mutamento di soggetto giuridico. La stessa deduzione può trarsi per le banche cooperative popolari e per le casse rurali, che possono accorparsi fra loro con operazioni di fusione, ma non essere oggetto di acquisto di pacchetti di controllo da parte di terzi. In conclusione, l'unica categoria acquisibile, ma non in grado di acquisire banche di altre categorie, è quella delle aziende ordinarie di credito.

La struttura organizzativo-giuridica del sistema bancario italiano è quindi volta alla graduale pubblicizzazione del sistema medesimo o meglio a una composizione duale: banche a soggetto giuridico pubblico e banche cooperative. 

Tale è la situazione allo stato dei fatti, ma tuttavia la prospettiva di mercati bancari e creditizi più aperti induce processi di ristrutturazione del sistema bancario, che possono modificarne la composizione. 

Si aggiunga che gli istituti speciali di credito, in quanto controllati da banche o da enti pubblici, sono per la quasi totalità appartenenti alla mano pubblica, sì che il perfezionamento dei gruppi plurifunzionali non potrà giovare a una struttura meno pubblicistica.Il sistema creditizio si articola oggi, grosso modo, in tre settori: aziende di credito con prevalente vocazione per l'attività commerciale ordinaria, ma talora proprietarie di sezioni autonome di credito speciale; istituti di credito speciale controllati o da aziende di credito o da enti pubblici; istituzioni parabancarie in larga misura facenti capo ad aziende di credito. 

Per questi motivi di organizzazione strutturale la vigilanza sulle aziende di credito tende a estendersi su base consolidata agli istituti speciali e al parabancario controllato da banche. Nel campo degli istituti speciali e del parabancario possono sorgere iniziative non promosse da banche, e pertanto sono convenienti, nell'ambito della complessiva intermediazione creditizia, normative comuni di disciplina prudenziale. La Comunità Economica Europea ha emanato direttive in ordine all'attività bancaria, da cui si desume la tendenza prevalente verso la banca universale, o il gruppo polifunzionale, e verso forme di vigilanza prudenziale, invero presenti anche in aree extraeuropee.

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