domenica 27 novembre 2016

OTTO BANCHE ITALIANE RISCHIANO DI FALLIRE SECONDO IL FINANCIAL TIMES

Titola il Financial Times: "Troubled Italian banks face fresh risk of failing if Renzi loses vote".   In fondo all'articolo i nomi degli 8 istituti a rischio.

C'è da rimanere sconcertati di fronte a questa notizia riportata dal Financial Times e ripresa da alcune testate nazionali tra cui La Stampa e Repubblica. Sconcertati perché? Perché questo dimostra ancora una volta quanto sia fragile l'equilibrio delle banche europee. In particolare quelle italiane ma, come abbiamo più volte ripetuto, non c'è da fidarsi neppure delle solide banche tedesche come la  Deutsche Bank!

 


Dunque, sempre secondo il Financial Time, se il prossimo 4 dicembre «il premier Matteo Renzi perderà il referendum costituzionale fino a 8 banche italiane, quelle con più problemi, rischiano di fallire». 

L’allarme del Financial Times è confermato anche da Goldman Sachs, che aveva sottolineato i rischi per il sistema bancario legati alla vittoria del No, mentre il Financial Times in un commento aveva ipotizzato la possibilità di un'uscita dell'Italia dall'euro. 

«Renzi che ha detto che si dimetterà se perderà il referendum, ha promosso una soluzione di mercato per risolvere i problemi da 4.000 miliardi di euro del sistema bancario italiano». E nel caso di dimissioni di Renzi i banchiere temono «la protratta incertezza durante la creazione di un governo tecnico». 

Secondo l'autorevole testata finanziaria gli 8 istituti a rischio sono:
  • Monte dei Paschi di Siena 
  • la Popolare di Vicenza
  • Carige
  • Banca Etruria
  • CariChieti
  • Banca delle Marche 
  • CariFerrara.

Non è la prima volta che poniamo dubbi sulla solidità del sistema bancario italiano
Questa, ancora una volta, ne è la riprova. Sconcertante che basti un voto popolare per cambiare le sorti di istituti di credito che dovrebbero invece essere un esempio di solidità, ma che come sappiamo negli ultimi anni, si sono comportati in maniera più che illecita nei confronti degli stessi correntisti, preferendo le speculazioni finanziare alla solidità della buona amministrazione.  


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