sabato 23 giugno 2018

ALTRO CHE SALVATAGGIO. GLI AIUTI ALLA GRECIA SONO FINITI QUASI TUTTI ALLE BANCHE

Dei 216 miliardi di euro erogati fino al 2016, secondo uno studio di allora, appena il 5% è finito nelle casse di Atene. Il resto è servito a ricapitalizzare il sistema creditizio del Paese e ripagare i creditori, soprattutto le banche francesi e tedesche. E l'Italia ha dovuto pagare una quota del conto sproporzionata alla sua esposizione.


L'Italia ha pagato il conto per gli altri ha spiegato AGI in una nota oggi, che continua spieganto come buona parte dell'esposizione - attraverso i fondi salva-Stati europei Efsf ed Esm - sia passata dalle banche agli Stati. 
Il problema è che la cifra concretamente versata dagli Stati come quota dei prestiti non ha corrisposto certo all'esposizione del proprio sistema bancario, bensì alla propria partecipazione nei suddetti fondi. 
Pertanto la Francia, che nel 2011 risultava la più esposta con 60 miliardi di crediti a rischio, se l'è cavata sborsando 46 miliardi di euro, (considerando prestiti bilaterali e quote in Bce, Efsf ed Esm) laddove l'Italia, sempre al 2015, aveva versato ben 40 miliardi a fronte di un'esposizione pari ad appena 10 miliardi. 

L'articolo su AGI economia continua qui 

lunedì 18 giugno 2018

LA RIVINCITA DI SERGIO BRAMINI: L'IMPRENDITORE SOTTO SFRATTO A CUI LO STATO DEVE 4 MILIONI DI EURO

Biagio Riccio, avvocato che con la sua associazione Favor Debitoris, collabora da anni con SDL Centrostudi, società da anni a fianco dei correntisti,  è al centro dell’ultimo caso di usura bancaria.  Il Monte dei Paschi di Siena è davvero colpevole di usura bancaria ai danni di Sergio Bramini


L’istituto di credito, a detta di Bramini, avrebbe infatti applicato tassi usurari sul mutuo acceso a suo tempo dall’imprenditore per rifinanziare la propria azienda, la Icom srl di Milano, afflitta da un buco nei propri bilanci che si allargava per colpa delle amministrazioni pubbliche, che non hanno mai pagato i debiti accumulati, pari a oltre 4 milioni di euro.


I debiti accumulato avevano portato al fallimento nel 2011, e nelle scorse settimane, anche al sequestro della casa di proprietà. Spiega Bramini: "Oggi cade un evento importante e sicuramente foriero di una nuova stagione. Ritengo di essere un combattente che spende tutte le sue forze perché credo fermamente in quei principi in cui infondo le mie energie: anelo ad una giustizia più giusta che metta in primo piano la dignità dei debitori, vilipesi dai poteri forti. L’Associazione Favor Debitoris con gli avvocati Biagio Riccio e Monica Pagano mi hanno accompagnato in Procura a Monza per depositare la querela contro quelle banche che vogliono portarmi via la casa: non mi fermeranno, io proseguo nella Grande Battaglia per un vero ed auspicato cambiamento che possa far cadere i suoi benefici effetti per tante famiglie di poveri debitori non difesi da nessuno".

Non è la prima querela presentata su questo argomento. "La precedente querela era stata respinta, ma senza tenere conto dei calcoli fatti dai consulenti a cui mi sono nel frattempo rivolto e che hanno certificato che il tasso applicato nei miei confronti ha superato i limiti tali da averlo trasformato in usura. Basta leggere le carte, è tutto nero su bianco".

Questa mattina varcherà per la prima volta le porte della Camera dei Deputati. Non nasconde l’emozione Sergio Bramini, imprenditore di 71 anni, fino a poco tempo fa abituato più a occuparsi di rifiuti e brevetti per smaltirli – lui che di formazione è un chimico – e fatture milionarie. Ma che da quando è stato costretto a fallire nel 2011 con 4 milioni di crediti mai pagati dalle pubbliche amministrazioni con cui era abituato a lavorare, è giocoforza diventato un esperto di tribunali, leggi fallimentari, curatori fallimentari, case pignorate e portate via a migliaia di persone alle prese con la crisi economica.

Oggi Sergio Bramini sarà alla Camera dei Deputati, nella Sala Tatarella della Camera, per il convegno “Emergenza aste giudiziarie, proposte di modifica legislative”, con testimonianze di analisti finanziari, di vittime delle aste immobiliari, di periti. E l’avvocato Biagio Riccio di Favor Debitoris, che illustrerà “Le norme proposte e lo stato della giurisprudenza sulle aste immobiliari in Italia”. Interverranno anche rappresentanti delle forze politiche “favorevoli a ripristinare l’equilibrio fra creditori e debitori”.

venerdì 25 maggio 2018

USURA BANCARIA E ASSICURAZIONI

Uno dei dubbi principali relativi all’erogazione di un mutuo è se la richiesta di fornire una garanzia aggiuntiva in modo che il prestatore di denaro sia coperto da eventuali imprevisti relativi alla capacità di rimborso del mutuo vada incluso nel calcolo che analizza il superamento del tasso usurario. 


Si. Va incluso nel calcolo, secondo quanto presente nell’art. 1 L. n. 108/1996, il quale, modificando l’art. 644 c.p., considera rilevanti tutte le voci che comportano un costo connesso all’erogazione del credito. Infatti, secondo il disposto dell’art. 644, comma 5, c.p., “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”. Allo stesso modo la Circolare inviata dalla Banca d’Italia nel 2001, ribadita dalla circolare inviata nel 2009 che riporta come “le spese per assicurazioni o garanzie intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito ovvero a tutelare altrimenti i diritti del creditore… se la conclusione del contratto avente ad oggetto il servizio assicurativo è contestuale alla concessione del finanziamento ovvero obbligatoria per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni contrattuali offerte, indipendentemente dal fatto che la polizza venga stipulata per il tramite del finanziatore o direttamente dal cliente”. 




La Corte di Cassazione ha più volte ribadito il concetto, annullando sentenze emesse da numerosi tribunali per via dell’errata interpretazione in fase di giudizio dell’art. 644 del Codice Penale. In particolar modo sono state annullate sentenze relative all’interpretazione della richiesta di coperture assicurative come spese facoltative e, di conseguenza, da non considerare nel computo per il calcolo del superamento del tasso soglia. 

Dal 14 maggio 2011 il limite oltre il quale gli interessi sono ritenuti usurari è calcolato aumentando il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali. Il TEGM risulta dalla rilevazione effettuata ogni tre mesi dalla Banca d'Italia per conto del Ministro dell'Economia e delle Finanze. Le tabelle dei TEGM sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, sui siti della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il TEGM, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni della stessa natura.

mercoledì 14 marzo 2018

GLI ILLECITI BANCARI CONTRO CUI SI BATTE SDL CENTROSTUDI

Quali sono i reati principali commessi dalle banche e dagli istituti di credito, contro i quali SDL Centrostudi SpA lotta fin dalla sua fondazione per difendere correntisti, famiglie e imprese indebitate? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Serafino Di Loreto, fondatore di SDL. 

Serafino Di Loreto
L'avvocato Serafino Di Loreto, fondatore dei SDL Centrostudi SpA 


"L’attività - spiega l'avvocato Di Loreto - fin dall’inizio si è orientata alla lotta di anatocismo e usura bancaria, reati commessi quotidianamente e continuativamente, ma vi sono anche altri reati collegati, come la concessione abusiva di credito e l’errata segnalazione alla centrale rischi." 

Come si contrasta l'Anatocismo e l'usura bancaria? 


"Cuore delle attività di SDL Centrostudi, la lotta ad anatocismo ed usura bancaria è anche oggetto delle preanalisi gratuite offerte dalla società. L’anatocismo si verifica quando gli interessi versati durante la restituzione di una somma producono a loro volta interessi. In questo modo, gli interessi che devono essere versati finiscono per essere sempre più alti, arrivando a limitare l’operatività di famiglie e imprese. In base all’attuale legge, l’anatocismo può essere legittimamente applicato solo sugli interessi moratorie a condizione che non sia applicato per più di una volta all’anno. Inoltre il cliente (che deve aver appositamente autorizzato la banca all’anatocismo) deve avere il diritto di pretendere lo stesso trattamento anche sugli interessi attivi, vale a dire quelli che la banca o l’istituto di credito devono al cliente". 



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"L’usura si verifica nel momento in cui l’istituto di credito o l’intermediario finanziario, pattuisce e, di conseguenza, percepisce interessi superiori rispetto a quanto stabilito dalla normativa di legge. Quindi, per consentire la verifica del superamento dei tassi massimi praticabili, i quali variano a seconda della tipologia contrattuale (conti correnti, leasing, mutui, finanziamenti alle famiglie/imprese, prodotti finanziari di ogni sorta…), bisogna confrontare il tasso applicato dall’ Istituto di Credito (di norma scritto sul contratto e nelle comunicazioni fornite dall’istituto bancario), con quello fornito trimestralmente dalla Banca d’Italia, il cosiddetto tasso soglia. L’usura bancaria può configurarsi già al momento della stipula del contratto, ma anche durante il rapporto con l’istituto bancario, dopo una variazione del tasso soglia. Di conseguenza, in un rapporto pluriennale con lo stesso istituto, può capitare che vi siano periodi in cui la banca commette usura e altri in cui non commette il reato, a seguito delle variazioni del tasso soglia". 


Cos si intende per Concessione abusiva del credito? 


"La concessione abusiva del credito indica la concessione, il rinnovo o la proroga di un finanziamento da parte di una banca ad un’impresa in stato di grave crisi economica noto alla banca stessa, ritardando l’emersione dello stato di insolvenza e l’apertura della procedura fallimentare a carico dell’azienda, mantenendola in vita pur se ormai dissestata dal punto di vista patrimoniale. In questo caso la responsabilità della banca si estende, oltre che nei confronti dei creditori dell’azienda, anche nei confronti di chi, fidandosi del prestito erogato dalla banca, stipula contratti di affari con l’impresa, e anche nei confronti dei concorrenti dell’azienda stessa". 


Come si contrasta una Errata segnalazione alla Centrale Rischi? 


"La segnalazione da parte della banca alla Centrale rischi della Banca d’Italia di un cliente quale debitore “sofferente” è in grado di ledere l’immagine e la reputazione sociale e professionale del soggetto interessato, provocando un pregiudizio risarcibile di natura non patrimoniale. La legge impone che la segnalazione avvenga solamente quando si constata una “situazione di impotenza finanziaria che non lasci presagire alcun margine di superamento” e tale da porsi come lo stadio immediatamente anteriore alla situazione di fallimento. In pratica, si deve trattare di una condizione di difficoltà economica tale da rendere difficile la reversibilità della stessa. Il cliente non può essere segnalato alla Centrale Rischi senza prima essere stato avvisato con una raccomandata dandogli il tempo di sanare la morosità. L’assenza di una preventiva comunicazione rende di per sé illegittima la segnalazione con diritto a ottenere il risarcimento del danno all’immagine e quello conseguente al fatto che, da tale segnalazione, ti viene precluso l’accesso ad altri prestiti". 

Una delle azioni collegate all’applicazione della legge “salva suicidi” è proprio la rimozione dei nominativi dalla Centrale Rischi, dato che la difficoltà economica passa da “nessun margine di superamento” a “superabile”, grazie alla rimodulazione del debito.

martedì 30 gennaio 2018

BANCHE CENTRALI: CHI STA PEGGIO, TRA EUROPA E USA? LA TRISTE STORIA ITALIANA

Finita una crisi finanziaria, se ne sta creando un’altra. Nonostante il rapporto tra i mercati e l’amministrazione Trump abbia fatto guadagnare alle aziende quotate a Wall Street il 34%, aggiornando i massimi storici e facendo da traino a tutte le altre Borse mondiali, non va dimenticato che il presidente americano ha sempre parlato, fin dalla sua campagna elettorale, di voler attuare politiche protezionistiche. Finora, a parte alcuni interventi su temi specifici, poco è stato fatto, e gli altri governi non hanno attuato contromisure, visto che non è prevista alcuna escalation protezionistica. 


Ma se la stretta protezionistica avvenisse, i mercati finanziari sarebbero i primi a essere coinvolti. 

Secondo gli analisti di Bank of America, il protezionismo, supportato dal populismo, potrebbe far scoppiare la “bolla delle banche centrali”. Con questo termine gli analisti si riferiscono chiaramente all’ipervalutazione del mercato obbligazionario globale a seguito dei colossali acquisti (Quantitative easing) messi in atto dalle banche centrali negli ultimi dieci anni. Una strategia, che è stata alla base della ripresa economica mondiale. È però necessario che la cura venga sospesa, gradualmente, ma inesorabilmente, anche per contrastare in modo preventivo eventuali derive protezionistiche impreviste dell’amministrazione Trump. Le banche centrali sanno che per gestire in modo soft la transizione è necessario che siano estremamente prevedibili, annullando il più possibile la volatilità dei mercati relativamente a questo tipo di operazioni. Ci sono però delle grandi incognite.

L’incognita principale legata al protezionismo è l’inflazione. L’effetto principale della globalizzazione è stato l’abbassamento dei prezzi. I dazi doganali al contrario fanno aumentare i prezzi di importazione, con la naturale conseguenza che chi vende prodotti importati è costretto ad aumentare i prezzi).

Le imprese italiane però, oltre al protezionismo americano, devono combattere anche un altro nemico: gli istituti di credito. Continua infatti a essere difficile accedere ai prestiti per le aziende, gli unici che potrebbero aiutare le aziende a prosperare e lasciarsi definitivamente alle spalle il periodo di crisi. Nel corso dell’ultimo anno, secondo quanto riporta Unimpresa, i prestiti delle banche alle imprese sono calati di quasi 45 miliardi di euro. È quindi necessario rivedere i criteri che servono per le assegnazioni dei crediti alle imprese, che al momento risultano estremamente limitanti. Con i parametri attuali, imprese meritevoli di credito rischiano di non ricevere i finanziamenti per via di problemi nei bilanci che proprio i finanziamenti, opportunamente investiti, consentirebbero di risolvere.

sabato 9 dicembre 2017

LA SPOLIAZIONE IMMOBILIARE. STORIA DI UN’AZIENDA ALLA MERCÉ DELLE BANCHE, PUBBLICATA SUL GIORNALE DI VICENZA.

a cura dell'avv. Biagio Riccio

L’usura per la Procura di Vicenza, che si uniforma alle direttive della Banca di Italia, non c’è; per il tribunale civile è in corso un’ indagine, tanto che è stato nominato il Consulente tecnico di ufficio.

La storia di questo imprenditore, l’azienda Grassi Sas, è la dimostrazione di come vengono trattate le imprese.




1- Strozzata dalle banche è stata costretta a subire una spoliazione patrimoniale di tutti i suoi beni immobili.

2- Ha sottoscritto un concordato con continuità con i numeri della banca, ora sotto indagine per una consulenza tecnica ottenuta al Tribunale civile. Dunque tutte le ricchezze personali ed aziendali sono sotto ipoteca.

3- La banca ha estorto garanzie sproporzionate a quanto ha erogato.

4- Hanno fatto firmare un mutuo a Grassi Dino per ripianare esposizioni pregresse e per procurarsi garanzie che non avevano. I soldi Grassi non li ha visti e sono stati coattivamente utilizzati non per sue esigenze personali, ma per estinguere le pendenze dell’azienda. 

5- Anche le sue proprietà personali sono sotto ipoteca. 

Questa è la storia di come le banche “curano”( per modo di dire) le imprese: invece di incoraggiare il risparmio lo distruggono. Tutti sono numeri, non persone, non hanno una storia da rispettare, una dignità ed utilità sociale come prescrivono gli articoli 41 e 47 della Costituzione.

Grassi Dino è un gran signore ed ha un’azienda storica che costruisce, con marmi, statue fra le più belle e preziose d’Europa da oltre 150 anni.

Questo per le banche non conta.


Ma per noi si.

La sua storia giudiziaria, curata insieme ai colleghi Danilo Griffo e Biagio Narciso, è in questi due articoli pubblicati ieri ed oggi sul Giornale di Vicenza, con nostre dichiarazioni.

NANTO. La Cassazione ha respinto la richiesta del geometra Dino Grassi di riaprire il fascicolo su una vicenda bancaria di qualche anno fa

«Il cavatore non fu vittima di usura»
L'avv. Biagio Riccio: «Ma dalle nostre perizie c'è stato un superamento del tasso soglia»

Il debito bancario è di 1,2 milioni

Un'aula del tribunale di Vicenza

Ivano Tolettini Un braccio di ferro giudiziario con al centro il noto cavatore Dino Grassi di Nanto per la correttezza del calcolo degli interessi sui mutui accesi con la Banca del Centroveneto. È quello che si è concluso sul piano penale - il processo civile in pieno svolgimento - davanti alla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso che chiedeva la riapertura del fascicolo per usura bancaria, dopo che una prima indagine era stata archiviata dal tribunale per ricorso abusivo del credito. In entrambi i casi l'istituto di credito di Longare, presieduto da Flavio Stecca, sosteneva di avere agito correttamente e i supremi giudici gli hanno dato ragione.Il geometra Grassi, 80 anni, assistito dagli avvocati Biagio Riccio e Biagio Narciso, aveva presentato una querela e la Procura ha aperto un'inchiesta per usura bancaria contro ignoti. La battaglia è ruotata attorno al calcolo degli interessi per valutare se era stata superata la soglia per due mutui per 1,7 milioni e un conto corrente garantito da ipoteca per 350 mila euro. Per i consulenti di Grassi non c'erano dubbi che gli interessi fossero usurari, sommando la quota degli interessi corrispettivi e la quota di quelli moratori. Per la Procura berica, invece, che si è attenuta all'orientamento della Banca d'Italia, il superamento non era avvenuto e la Banca del Centroveneto si è comportata correttamente.Il contenzioso coinvolge la "Achille Grassi sas" del geometra Dino Grassi ammessa ancora nel maggio 2013 al concordato preventivo di continuità. «L'esposizione bancaria complessiva era di 2 milioni - analizza l'avv. Riccio -, e al mio cliente sono state chieste garanzie per importi notevolmente superiori. Dino Grassi ha prestato garanzie ipotecarie molto onerose su beni personali per ottenere quei mutui che si dicono di ripianamento. E che sono stati usati per far fronte ai debiti societari».La Seconda sezione della Suprema corte presieduta da Giovanni Diotallevi dice che la riapertura di un fascicolo archiviato dal tribunale può avvenire solo per violazione dei principi del contraddittorio, dunque sul piano della legittimità, perché nel merito la Cassazione non può intervenire. «Nell'archiviazione il gip - scrive il giudice relatore Sandra Recchione - dava atto di avere valutato gli argomenti proposti da Dino Grassi e concludeva per la necessità di archiviare un procedimento originato da una querela che veniva ritenuta pertinente a fatti già indagati in un procedimento che si era concluso con l'archiviazione». L'avv. Riccio, col quale collabora anche il collega Danilo Griffo, replica che «la battaglia per vedere affermata l'applicazione del tasso usurario da parte della banca proseguirà sul piano civile dove la causa è già stata avviata e dove ci auguriamo saranno considerati i principi enunciati dalla Cassazione per il superamento del tasso soglia». Per contro la Banca del Centroveneto di Costozza ha sempre replicato di avere rispettato la legge come il tribunale penale le ha dato atto. 






NANTO. La battaglia dell'imprenditore Grassi contro le richieste della Banca del Centroveneto

«Quei 350 mila euro utilizzati per ripianare i debiti aziendali»

L'avv. Riccio: «Era un credito erogato alla persona a fronte di altre garanzie e usato per fini diversi». L'istituto rivendica la sua correttezza

I marmi del ponte di Calatrava a Venezia forniti dalla "Achille Grassi"

Ivano Tolettini «Il geometra Dino Grassi piangeva all'idea di perdere la sua azienda perché è parte della sua vita, per questo la battaglia con la banca è per il riconoscimento del dovuto. Non quella spogliazione patrimoniale che nei fatti si è attuata e che contrastiamo sul piano giuridico». L'avvocato Biagio Riccio, che con i colleghi Biagio Narciso e Danilo Griffo tutela la "Achille Grassi sas in concordato preventivo di continuità" di Nanto, e quelli personali di Dino, 80 anni, noto imprenditore della pietra berica, è tranciante. L'impresario è affiancato nell'attività dal figlio Achille e dai familiari. «A fronte di un esposizione bancaria nominale di 1,8 milioni di euro, ridotta a 1,4 milioni nel dicembre di tre anni fa - prosegue il legale -, nel 2012 la Banca del Centroveneto ha imposto a Grassi la sottoscrizione di un ulteriore apertura di credito garantita da ipoteca per 350 mila euro». La crisi dell'immobiliare si era riflessa anche sulla "Achille Grassi sas" che era andata incontro a una drastica riduzione del fatturato e all'impossibilità di far fronte agli impegni con la banca presieduta da Flavio Stecca. Se da una parte l'imprenditore cercava di far fronte agli impegni ipotecando tutto ciò che era possibile per pagare i debiti, dall'altra la banca stretta nella morsa dei clienti che avevano sempre più difficoltà a onorare i mutui si era tutelata. Con Grassi facendogli sottoscrivere altre garanzie.«La circostanza a nostro avviso illegale, e che sarà oggetto di una querela per la quale ho già il mandato - aggiunge Riccio - è che quest'ultimo prestito è nullo per assenza o illiceità della causa, perché le somme mutuate anziché costituire un polmone finanziario per l'imprenditore sono state usate dalla banca per ripianare i debiti della società». Lui qui soldi non li ha visti.La questione è rilevante perché di recente la Corte d'Appello di Bologna è intervenuta su un caso analogo - di mezzo c'era però un fallimento e non un concordato - affermando che il mutuo usato dalla banca come ripianamento di debiti pregressi è soggetto a revocatoria.Le questioni sono tecniche, ma interessano da vicino le aziende, gli imprenditori e le stesse banche che hanno un ruolo decisivo nel sistema capitalistico. Di recente, lo si è scritto nell'edizione del Giornale di Vicenza di ieri, la Cassazione ha respinto il ricorso di Grassi contro l'archiviazione di un'inchiesta per usura bancaria. La Banca del Centroveneto è stata corretta sul piano penale. Resta aperta la questione civile e di quale tasso d'interesse sia stato praticato alla "Achille Grassi sas" con i due mutui da 1,8 milioni di euro, sulla quale si pronuncerà il perito del tribunale che a febbraio analizzerà. L'avv. Riccio preannuncia un nuovo fronte penale a tutela dei Grassi, i quali stanno gestendo la società dopo che il capannone di Castegnero del valore di 3 milioni di euro è stato rilevato da una "newco" con un contratto d'affitto d'azienda. «Quello che dev'essere chiaro - conclude l'avvocato - è che le banche devono avere il giusto dai debitori, non ciò che travalica la legge». Ma sul punto la "Centroveneto" ha sempre replicato di avere applicato tassi legali e non usurari. La parola decisiva spetterà al giudice. © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA 





sabato 18 novembre 2017

SCAPPATE A GAMBE LEVATE DA QUESTE BANCHE!

Tanto rumore per nulla? Stando alle dichiarazioni tranquillizzanti dei protagonisti sembrerebbe di sì: i grandi azionisti di Carige – Malacalza e Volpi – abbiano formalizzato l’impegno a sottoscrivere l’aumento di capitale e i contrasti con le tre banche che assistono l’istituto ligure (Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank) sembrano in via di superamento, tanto che è prevista la costituzione del consorzio di garanzia entro il fine settimana. Se così fosse, il titolo Carige potrebbe essere riammesso a Piazza Affari già lunedì mattina e l’aumento di capitale da 560 milioni potrebbe partire nei giorni immediatamente successivi, non appena ricevuto il via libera Consob al prospetto informativo.
Promesse, sempre promesse. Ma è tutto vero? Leggete il seguito! 


Eppure SDL Centrostudi Aveva già stilato (grazie a una analisi di Economist) una classifica dei crediti deteriorari delle Banche Italiane. Verificate voi stessi... 


LE BANCHE ITALIANE CON PIÙ CREDITI DETERIORATI: LA CLASSIFICA DELLE SOFFERENZE IN ITALIA



Anche l’autorevole Economist è preoccupato per le sofferenze delle banche italiane e pubblicò  in copertina nel luglio 2016  un bus tricolore chiamato banca sull’orlo del precipizio. Il problema delle banche in Italia.


Sono i cosiddetti non performing loans in italiano crediti deteriorati ovvero denari prestati a clienti privati o aziende per i quali la riscossione è difficile.



ATTENZIONE: LA CLASSIFICA FU DA NOI PUBBLICATA NEL LUGLIO 2016 
VERIFICATE VOI STESSI QUANTO SIA VERA 

10 – Intesa San Paolo: dei 10, l’istituto torinese risulta il meno esposto, con una quota di Npl lordi pari al 16,5% (63 miliardi su un totale di 382,3).

9 – UBI: la quota dei crediti deteriorati lordi ammonta al 17,0% (15 miliardi su 90,8 totali).

8 – BPM: nel caso della Banca Popolare di Milano la percentuale di Npl lordi è pari al 17,5% (6 miliardi di crediti deteriorati lordi su 37,3 miliardi di crediti complessivi).

7 – BPER: la Banca Popolare dell’Emilia Romagna presenta una quota di crediti deteriorati lordi pari al 24,6% (12 miliardi su 50,2).

6 – Unicredit: la banca sistemica, che negli ultimi giorni ha trovato nella persona di Jean-Pierre Mustier il suo nuovo ad ed è chiamata ad un considerevole aumento di capitale, è esposta per 62 miliardi, con quota di Npl lordi pari al 24,9%.

5 – Banco Popolare: in questo caso la quota di Npl lordi è del 27,9% (25 miliardi su 89,7).

4 – Carige: la banca genovese ha una quota di Npl lordi pari al 28,5% (7 miliardi). Il cda di Carige ha recentemente dato il via libera all’approvazione di un piano industriale che punta a raggiungere 163 milioni di utile nel 2020.

3 – Veneto Banca: l’istituto Veneto, fallito l’aumento di capitale, è finito nelle mani del Fondo Atlante (ormai il primo polo bancario del Nord-Est, considerata anche l’operazione Pop. Vicenza). Ha una quota di Npl lordi del 29,0% (7 miliardi sui 25,7 complessivi).

2 – Popolare di Vicenza: per la banca vicentina la quota delle sofferenze ammonta al 31,6%. I crediti deteriorati lordi sono 9 miliardi su 29,2 complessivi.

1 – MPS: è la banca più esposta di tutte. Il governo italiano è alle prese con una dura trattativa con la Commissione europea per salvare l’istituto senese, che con una percentuale di Npl lordi pari al 34,8% (47 miliardi su 136,3) si colloca in cima alla classifica delle banche con più sofferenze.

Articolo tratto da Quotidiano Piemontese