sabato 9 dicembre 2017

LA SPOLIAZIONE IMMOBILIARE. STORIA DI UN’AZIENDA ALLA MERCÉ DELLE BANCHE, PUBBLICATA SUL GIORNALE DI VICENZA.

a cura dell'avv. Biagio Riccio

L’usura per la Procura di Vicenza, che si uniforma alle direttive della Banca di Italia, non c’è; per il tribunale civile è in corso un’ indagine, tanto che è stato nominato il Consulente tecnico di ufficio.

La storia di questo imprenditore, l’azienda Grassi Sas, è la dimostrazione di come vengono trattate le imprese.




1- Strozzata dalle banche è stata costretta a subire una spoliazione patrimoniale di tutti i suoi beni immobili.

2- Ha sottoscritto un concordato con continuità con i numeri della banca, ora sotto indagine per una consulenza tecnica ottenuta al Tribunale civile. Dunque tutte le ricchezze personali ed aziendali sono sotto ipoteca.

3- La banca ha estorto garanzie sproporzionate a quanto ha erogato.

4- Hanno fatto firmare un mutuo a Grassi Dino per ripianare esposizioni pregresse e per procurarsi garanzie che non avevano. I soldi Grassi non li ha visti e sono stati coattivamente utilizzati non per sue esigenze personali, ma per estinguere le pendenze dell’azienda. 

5- Anche le sue proprietà personali sono sotto ipoteca. 

Questa è la storia di come le banche “curano”( per modo di dire) le imprese: invece di incoraggiare il risparmio lo distruggono. Tutti sono numeri, non persone, non hanno una storia da rispettare, una dignità ed utilità sociale come prescrivono gli articoli 41 e 47 della Costituzione.

Grassi Dino è un gran signore ed ha un’azienda storica che costruisce, con marmi, statue fra le più belle e preziose d’Europa da oltre 150 anni.

Questo per le banche non conta.


Ma per noi si.

La sua storia giudiziaria, curata insieme ai colleghi Danilo Griffo e Biagio Narciso, è in questi due articoli pubblicati ieri ed oggi sul Giornale di Vicenza, con nostre dichiarazioni.

NANTO. La Cassazione ha respinto la richiesta del geometra Dino Grassi di riaprire il fascicolo su una vicenda bancaria di qualche anno fa

«Il cavatore non fu vittima di usura»
L'avv. Biagio Riccio: «Ma dalle nostre perizie c'è stato un superamento del tasso soglia»

Il debito bancario è di 1,2 milioni

Un'aula del tribunale di Vicenza

Ivano Tolettini Un braccio di ferro giudiziario con al centro il noto cavatore Dino Grassi di Nanto per la correttezza del calcolo degli interessi sui mutui accesi con la Banca del Centroveneto. È quello che si è concluso sul piano penale - il processo civile in pieno svolgimento - davanti alla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso che chiedeva la riapertura del fascicolo per usura bancaria, dopo che una prima indagine era stata archiviata dal tribunale per ricorso abusivo del credito. In entrambi i casi l'istituto di credito di Longare, presieduto da Flavio Stecca, sosteneva di avere agito correttamente e i supremi giudici gli hanno dato ragione.Il geometra Grassi, 80 anni, assistito dagli avvocati Biagio Riccio e Biagio Narciso, aveva presentato una querela e la Procura ha aperto un'inchiesta per usura bancaria contro ignoti. La battaglia è ruotata attorno al calcolo degli interessi per valutare se era stata superata la soglia per due mutui per 1,7 milioni e un conto corrente garantito da ipoteca per 350 mila euro. Per i consulenti di Grassi non c'erano dubbi che gli interessi fossero usurari, sommando la quota degli interessi corrispettivi e la quota di quelli moratori. Per la Procura berica, invece, che si è attenuta all'orientamento della Banca d'Italia, il superamento non era avvenuto e la Banca del Centroveneto si è comportata correttamente.Il contenzioso coinvolge la "Achille Grassi sas" del geometra Dino Grassi ammessa ancora nel maggio 2013 al concordato preventivo di continuità. «L'esposizione bancaria complessiva era di 2 milioni - analizza l'avv. Riccio -, e al mio cliente sono state chieste garanzie per importi notevolmente superiori. Dino Grassi ha prestato garanzie ipotecarie molto onerose su beni personali per ottenere quei mutui che si dicono di ripianamento. E che sono stati usati per far fronte ai debiti societari».La Seconda sezione della Suprema corte presieduta da Giovanni Diotallevi dice che la riapertura di un fascicolo archiviato dal tribunale può avvenire solo per violazione dei principi del contraddittorio, dunque sul piano della legittimità, perché nel merito la Cassazione non può intervenire. «Nell'archiviazione il gip - scrive il giudice relatore Sandra Recchione - dava atto di avere valutato gli argomenti proposti da Dino Grassi e concludeva per la necessità di archiviare un procedimento originato da una querela che veniva ritenuta pertinente a fatti già indagati in un procedimento che si era concluso con l'archiviazione». L'avv. Riccio, col quale collabora anche il collega Danilo Griffo, replica che «la battaglia per vedere affermata l'applicazione del tasso usurario da parte della banca proseguirà sul piano civile dove la causa è già stata avviata e dove ci auguriamo saranno considerati i principi enunciati dalla Cassazione per il superamento del tasso soglia». Per contro la Banca del Centroveneto di Costozza ha sempre replicato di avere rispettato la legge come il tribunale penale le ha dato atto. 






NANTO. La battaglia dell'imprenditore Grassi contro le richieste della Banca del Centroveneto

«Quei 350 mila euro utilizzati per ripianare i debiti aziendali»

L'avv. Riccio: «Era un credito erogato alla persona a fronte di altre garanzie e usato per fini diversi». L'istituto rivendica la sua correttezza

I marmi del ponte di Calatrava a Venezia forniti dalla "Achille Grassi"

Ivano Tolettini «Il geometra Dino Grassi piangeva all'idea di perdere la sua azienda perché è parte della sua vita, per questo la battaglia con la banca è per il riconoscimento del dovuto. Non quella spogliazione patrimoniale che nei fatti si è attuata e che contrastiamo sul piano giuridico». L'avvocato Biagio Riccio, che con i colleghi Biagio Narciso e Danilo Griffo tutela la "Achille Grassi sas in concordato preventivo di continuità" di Nanto, e quelli personali di Dino, 80 anni, noto imprenditore della pietra berica, è tranciante. L'impresario è affiancato nell'attività dal figlio Achille e dai familiari. «A fronte di un esposizione bancaria nominale di 1,8 milioni di euro, ridotta a 1,4 milioni nel dicembre di tre anni fa - prosegue il legale -, nel 2012 la Banca del Centroveneto ha imposto a Grassi la sottoscrizione di un ulteriore apertura di credito garantita da ipoteca per 350 mila euro». La crisi dell'immobiliare si era riflessa anche sulla "Achille Grassi sas" che era andata incontro a una drastica riduzione del fatturato e all'impossibilità di far fronte agli impegni con la banca presieduta da Flavio Stecca. Se da una parte l'imprenditore cercava di far fronte agli impegni ipotecando tutto ciò che era possibile per pagare i debiti, dall'altra la banca stretta nella morsa dei clienti che avevano sempre più difficoltà a onorare i mutui si era tutelata. Con Grassi facendogli sottoscrivere altre garanzie.«La circostanza a nostro avviso illegale, e che sarà oggetto di una querela per la quale ho già il mandato - aggiunge Riccio - è che quest'ultimo prestito è nullo per assenza o illiceità della causa, perché le somme mutuate anziché costituire un polmone finanziario per l'imprenditore sono state usate dalla banca per ripianare i debiti della società». Lui qui soldi non li ha visti.La questione è rilevante perché di recente la Corte d'Appello di Bologna è intervenuta su un caso analogo - di mezzo c'era però un fallimento e non un concordato - affermando che il mutuo usato dalla banca come ripianamento di debiti pregressi è soggetto a revocatoria.Le questioni sono tecniche, ma interessano da vicino le aziende, gli imprenditori e le stesse banche che hanno un ruolo decisivo nel sistema capitalistico. Di recente, lo si è scritto nell'edizione del Giornale di Vicenza di ieri, la Cassazione ha respinto il ricorso di Grassi contro l'archiviazione di un'inchiesta per usura bancaria. La Banca del Centroveneto è stata corretta sul piano penale. Resta aperta la questione civile e di quale tasso d'interesse sia stato praticato alla "Achille Grassi sas" con i due mutui da 1,8 milioni di euro, sulla quale si pronuncerà il perito del tribunale che a febbraio analizzerà. L'avv. Riccio preannuncia un nuovo fronte penale a tutela dei Grassi, i quali stanno gestendo la società dopo che il capannone di Castegnero del valore di 3 milioni di euro è stato rilevato da una "newco" con un contratto d'affitto d'azienda. «Quello che dev'essere chiaro - conclude l'avvocato - è che le banche devono avere il giusto dai debitori, non ciò che travalica la legge». Ma sul punto la "Centroveneto" ha sempre replicato di avere applicato tassi legali e non usurari. La parola decisiva spetterà al giudice. © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA 





sabato 18 novembre 2017

SCAPPATE A GAMBE LEVATE DA QUESTE BANCHE!

Tanto rumore per nulla? Stando alle dichiarazioni tranquillizzanti dei protagonisti sembrerebbe di sì: i grandi azionisti di Carige – Malacalza e Volpi – abbiano formalizzato l’impegno a sottoscrivere l’aumento di capitale e i contrasti con le tre banche che assistono l’istituto ligure (Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank) sembrano in via di superamento, tanto che è prevista la costituzione del consorzio di garanzia entro il fine settimana. Se così fosse, il titolo Carige potrebbe essere riammesso a Piazza Affari già lunedì mattina e l’aumento di capitale da 560 milioni potrebbe partire nei giorni immediatamente successivi, non appena ricevuto il via libera Consob al prospetto informativo.
Promesse, sempre promesse. Ma è tutto vero? Leggete il seguito! 


Eppure SDL Centrostudi Aveva già stilato (grazie a una analisi di Economist) una classifica dei crediti deteriorari delle Banche Italiane. Verificate voi stessi... 


LE BANCHE ITALIANE CON PIÙ CREDITI DETERIORATI: LA CLASSIFICA DELLE SOFFERENZE IN ITALIA



Anche l’autorevole Economist è preoccupato per le sofferenze delle banche italiane e pubblicò  in copertina nel luglio 2016  un bus tricolore chiamato banca sull’orlo del precipizio. Il problema delle banche in Italia.


Sono i cosiddetti non performing loans in italiano crediti deteriorati ovvero denari prestati a clienti privati o aziende per i quali la riscossione è difficile.



ATTENZIONE: LA CLASSIFICA FU DA NOI PUBBLICATA NEL LUGLIO 2016 
VERIFICATE VOI STESSI QUANTO SIA VERA 

10 – Intesa San Paolo: dei 10, l’istituto torinese risulta il meno esposto, con una quota di Npl lordi pari al 16,5% (63 miliardi su un totale di 382,3).

9 – UBI: la quota dei crediti deteriorati lordi ammonta al 17,0% (15 miliardi su 90,8 totali).

8 – BPM: nel caso della Banca Popolare di Milano la percentuale di Npl lordi è pari al 17,5% (6 miliardi di crediti deteriorati lordi su 37,3 miliardi di crediti complessivi).

7 – BPER: la Banca Popolare dell’Emilia Romagna presenta una quota di crediti deteriorati lordi pari al 24,6% (12 miliardi su 50,2).

6 – Unicredit: la banca sistemica, che negli ultimi giorni ha trovato nella persona di Jean-Pierre Mustier il suo nuovo ad ed è chiamata ad un considerevole aumento di capitale, è esposta per 62 miliardi, con quota di Npl lordi pari al 24,9%.

5 – Banco Popolare: in questo caso la quota di Npl lordi è del 27,9% (25 miliardi su 89,7).

4 – Carige: la banca genovese ha una quota di Npl lordi pari al 28,5% (7 miliardi). Il cda di Carige ha recentemente dato il via libera all’approvazione di un piano industriale che punta a raggiungere 163 milioni di utile nel 2020.

3 – Veneto Banca: l’istituto Veneto, fallito l’aumento di capitale, è finito nelle mani del Fondo Atlante (ormai il primo polo bancario del Nord-Est, considerata anche l’operazione Pop. Vicenza). Ha una quota di Npl lordi del 29,0% (7 miliardi sui 25,7 complessivi).

2 – Popolare di Vicenza: per la banca vicentina la quota delle sofferenze ammonta al 31,6%. I crediti deteriorati lordi sono 9 miliardi su 29,2 complessivi.

1 – MPS: è la banca più esposta di tutte. Il governo italiano è alle prese con una dura trattativa con la Commissione europea per salvare l’istituto senese, che con una percentuale di Npl lordi pari al 34,8% (47 miliardi su 136,3) si colloca in cima alla classifica delle banche con più sofferenze.

Articolo tratto da Quotidiano Piemontese 

venerdì 17 novembre 2017

ALTRA BANCA A RISCHIO CRAC: CARIGE SOSPESA DALLE CONTRATTAZIONI DI PIAZZA AFFARI

SDL Centrostudi lo aveva già annunciato un anno fa (guardate la classifica delle banche a rischio che SDL aveva evidenziato a luglio 2016 dove Carige era al 4° posto di rischio). È notizia di poche ore fa oggi su tuti i giornali compreso il Sole 24 Ore che per il salvataggio di Banca Carige siano giorni e, forse, ore decisive. Si mette in gioco non solo il futuro della storica banca della liguria ma il caso della banca genovese potrebbe scatenare nei lavori della commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche. 



Quello che viene messo in gioco in questi giorni, dunque, è l'intero futuro del sistema delle banche medie italiane. Le ipotesi di miglioramento ventilate nei giorni scorsi, dunque, erano solo uno specchietto per allodole o comunque previsioni troppo ottimistiche per l'attuale mercato.

Se Carige dovesse finire in procedura di «resolution» per quello che riguarda le 2nuove" regole Ue, finora mai pienamente applicate né nel caso di Mps né delle due banche venete, anche gli aumenti di capitale pianificati o in arrivo da altre medie banche sarebbero a rischio. Riaprendo un allarme sulle banche e sul sistema Italia che ormai anche le agenzie di rating escludevano come visibile all’orizzonte.

leggi anche: 
La soluzione del caso Carige dipenderà nelle prossime ore dalle scelte di una grande famiglia di imprenditori (i Malacalza, che hanno il 17-18% del capitale) e da tre grandi istituzioni finanziarie come Generali, Intesa e Unipol, esposte complessivamente per circa 60 milioni da convertire in bond o in equity.

Decideranno di sottoscrivere l’aumento? Dopo aver salvato con i fondi dei propri azionisti i risparmiatori di dieci banche (da Etruria in poi), gli investitori internazionali hanno diffidato le grandi banche italiane dalla dispersione di capitali per la tutela del sistema.

I valori in campo sono minimi in assoluto, e addirittura risibili per le tre grandi banche d’affari che si erano impegnate per il buon esito della garanzia. Ma dalle scelte di queste poche istituzioni dipende non solo il futuro di Carige ma di buona parte del sistema finanziario italiano.

giovedì 2 novembre 2017

BCE: ANCHE I CONTI IN BANCA SOTTO I 100MILA EURO NON SARANNO PIÙ PROTETTI

"Più bail-in per tutti": non è uno scherzo ma la proposta shock della Banca Centrale Europea che rischia di dare il via alla corsa agli sportelli delle banche.  I NOSTRI SOLDI IN BANCA NON SARANNO PIÙ SICURI.


I nostri conti bancari sotto 100.000 euro non sono più sicuri? Forse: ecco cosa c'è di vero Bail in, i conti correnti non saranno più protetti? Cosa nasconde lo spiazzante annuncio della Bce. 

Ad oggi sono totalmente garantite le somme depositate in un conto fino a 100.000 euro, che saranno integralmente restituite al titolare anche nel caso di fallimento della banca, ma in futuro potrebbe non essere più così. 

L'istituto di Francoforte avrebbe, infatti, emesso una proposta di mettere fine al sistema che garantisce le giacenze dei conti correnti bancari, almeno fino ad un importo massimo di 100 mila euro.

In questo documento si legge come la BCE propone di modificare la Direttiva sulle risoluzioni bancarie (BRRD) in modo che si possa sospendere anche il ritiro dei depositi protetti (i depositi retail fino a 100.000 euro) per salvare le banche dichiarate in fallimento “failing or likely to fail”.  La sospensione, da attivare solo in casi eccezionali, per non più di 5 giorni, e consentendo la possibilità di piccoli prelievi giornalieri. 

In sostanza, la Bce suggerisce di passare dai criteri estremamente rigidi attualmente in vigore a un sistema di deroghe discrezionali decise dall'autorità competente. 

Ma questo, di fatto, segnerebbe la fine della garanzia sui depositi in caso di fallimento di una banca o di attivazione della procedura di bail-in. Ora, è necessario fare presente che la BCE ha rilasciato il suo parere, ma che questo non è vincolante e né è detto che verrà mai messo in pratica. 

Purtroppo l'Europa propende sempre di più a un’interpretazione sempre meno favorevole al piccolo risparmio, dopo che i casi delle due banche venete e di MPS avevano segnalato una forte flessibilità di Bruxelles nell’applicazione della direttiva sul “bail-in”. 

Cosa fare dunque con i propri risparmi?

Senza garanzie sui conti bancari i risparmiatori dovrebbero scegliere meglio la loro banca, avendo cura di depositare il loro denaro negli istituti più sicuri, consapevoli che altrimenti rischierebbero di rimetterci di tasca propria. La conversione dei depositi in oro espone ai furti, e tenere i proprio depositi "fisici" in banca comporta comunque l'esborso di un canone annuo. La conseguenza più probabile sarebbe una nuova fuga dei capitali all’estero verso destinazioni-rifugio come la Svizzera. Lo scopo, in extrema ratio della proposta della Bce resta quella di spingere i risparmiatori, con l'invito a ridurre al massimo i rischi, ad una diversificazione dei loro investimenti, rimettendo se vogliamo in circolo nel sistema creditizio anche quei risparmi che giacciono nei conti correnti.


venerdì 20 ottobre 2017

GLICANA DI PIRAINO: SDL CENTROSTUDI, UN INCONTRO FORMATIVO E INFORMATIVO

Centro Commerciale Consorzio “la Castellana” e SDL CentroStudi: un incontro formativo e informativo per fornire metodi e soluzioni al fine di analizzare Conti Correnti, Mutui, Leasing, Derivati, per riconoscere le anomalie e la scarsa trasparenza del sistema bancario e scoprire le armi da attivare per la difesa dei propri diritti.


Lunedì 16 ottobre, nella splendida cornice dei locali della Capannina Caffè Letterario si è tenuto un incontro formativo e informativo per conoscere e divulgare metodi e soluzioni al fine di analizzare Conti Correnti, Mutui, Leasing, Derivati, per riconoscere le anomalie e la scarsa trasparenza del sistema bancario e scoprire le armi da attivare per la difesa dei propri diritti.

L’incontro è stato voluto dal direttivo del consorzio proprio per dare degli strumenti di difesa ai commercianti e agli imprenditori, ma anche ai semplici cittadini, che si avvalgono di strumenti bancari quali mutui e finanziamenti e, anche , semplice tenuta di conti correnti. Le più frequenti anomalie che si riscontrano sono l’anatocismo (interessi su interessi), l’applicazione di tassi usurai, l’applicazione di costi occulti, la violazione di norme giuridiche, il mancato rispetto delle condizioni pattuite e altro.

Spesso i rapporti con il mondo bancario è affetto da “asimmetria informativa” (giusto per usare le parole dell’ass.Venuto) che provoca, chiaramente, una condizione di disarmo da parte degli utenti. E da ciò bisogna difendersi. Inoltre, l’argomento trattato è stato fortemente caldeggiato dal direttivo anche per i risvolti etici che l’attività che la SDL centro studi svolge.

Infatti nutrita è stata la partecipazione con un interessante dibattito che ha coinvolto i partecipanti con gli esperti della SDL Centro Studi, azienda leader in Italia nel campo delle analisi finanziarie e bancarie, il cui Presidente Onorario è quel Piero Calabrò, magistrato, che tanto si è fatto valere in Italia per le sentenze emanate nella procura di Monza contro lo strapotere bancario. Attività che è sfociata, anche, nella emanazione di quella legge 3/2012 denominata “anti suicidio”, visto che per molti imprenditori, in passato, l’unica soluzione è stata quella di “farla finita” non avendo altre armi di difesa.

Ad introdurre i lavori sono stati Tonino Scaffidi – Presidente del Centro Commerciale Naturale “Consorzio La Castellana”, Federico Venuto – Assessore al Commercio ed Attività produttive del Comune di Piraino, Nunzio Magnano – Managing Director SDL Centrostudi, Francesco Calabria – Consulente Aziendale SDL Centrostudi.


Articolo tratto da  canalesicilia.it 

giovedì 19 ottobre 2017

BANKITALIA, CONSOB E PM. ALLARMI IGNORATI SU ETRURIA: AVREBBERO EVITATO IL CRAC

Articolo tratto dall'edizione de LA STAMPA in edicola il giorno 19/10/2017

Bankitalia, Consob e pm. Allarmi ignorati su Etruria: avrebbero evitato il crac



Via Nazionale informata dei rischi dell’azzeramento dei bond. Lo scontro con Vegas e le denunce alla magistratura aretina.

Un lungo elenco di allarmi sottovalutati o ignorati. Che chiamano in causa Bankitalia, la Consob, la magistratura. La storia dei controlli su Banca Etruria è la storia di un pasticcio, dove individuare delle responsabilità precise oltre a quelle degli amministratori - primi colpevoli del dissesto - sarà piuttosto complicato per la Commissione d’inchiesta. Di certo, le colpe non stanno da un parte sola. Partiamo da Cagli, provincia di Pesaro. Ottomila abitanti e due banche: Banca Etruria e Ba...continua


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Banca Etruria è colpa di Visco”, Renzi insiste contro Bankitalia
Il segretario Pd attacca il vertice dell'Istituto centrale: sono mancati i controlli. Ma Veltroni e Napolitano criticano la mozione Dem: “Ingiustificabile e deplorevole”

mercoledì 18 ottobre 2017

CASSAZIONE DI NUOVO CONTRO L'ANATOCISMO BANCARIO

No alla capitalizzazione degli interessi anche se annuale


La Cassazione nuovamente sull’anatocismo. No alla capitalizzazione degli interessi anche se annuale, a maggior ragione a seguito della legge 49 del 2016 che ha recepito la giurisprudenza in materia. Il correntista ha ragione ha chiedere l’annullamento della clausola anche se si trattava di «uso bancario»

Un’altra significativa decisione che dà un ulteriore secco “stop” alle banche in tema di capitalizzazione degli interessi dei conti correnti è giunta in data di ieri dalla Corte di cassazione che ha ribadito per l’ennesima volta che gli usi bancari in materia di anatocismo non hanno alcun valore normativo ed una volta disconosciuta la loro natura di fonte di diritto la disciplina applicabile non può che essere quella legale, sicché in difetto di successiva diversa pattuizione posteriore alla scadenza degli interessi, questi ultimi possono produrre a loro volta interessi soltanto dalla data della domanda giudiziale (ricorso monitorio). 

In sostanza, in tema di controversie relative ai rapporti tra la banca e il cliente correntista, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo a un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente e negoziato dalle parti in data anteriore al 22 aprile 2000, il giudice, dichiarata la nullità della predetta clausola, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., deve calcolare gli interessi a debito del correntista senza operare alcuna capitalizzazione. 

È quanto fra l’altro stabilito dall’ordinanza n. 24293 pubblicata il 16 ottobre 2017, che ha accolto il ricorso di una srl correntista. Inoltre, rilevano i giudici di legittimità, è destituita di fondamento l’obiezione della banca secondo cui la nullità della clausola anatocistica avrebbe ad oggetto esclusivamente il periodo trimestrale di capitalizzazione, lasciando in vita la convenzione integrabile per via interpretativa. 

Il vizio di nullità, infatti, afferisce alla intera clausola, in quanto la convenzione viola la norma imperativa prevista dall'art. 1283 c.c. applicabile "ratione temporis" al rapporto di garanzia in esame, non assumendo pertanto rilievo la intervenuta recezione normativa del divieto di capitalizzazione degli interessi bancari soltanto con l'art. 1, comma 629, della legge 27.12.2013 n. 147, normativa, peraltro, successivamente, integralmente ridisciplinata dall'art. 17 bis, del decreto legge 14 febbraio 2016, n. 18 convertito con modificazioni dalla L. 8 aprile 2016, n. 49 (recante "Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio") che ha sostituito l'art. 120 del Testo Unico delle leggi bancarie, atteso che la legge n. 147/2013 si è limitata a "normativizzare" un indirizzo giurisprudenziale del Giudice di legittimità già stabilizzato. Insomma, ancora una volta la giurisprudenza conferma la bontà delle azioni a tutela dei correntisti defraudati dall’avidità degli istituti bancari e ci consente di agire con più vigore nelle numerose cause avviate dallo “Sportello dei Diritti” in materia.